Simona Zaghini, partecipante SLPcf
L’amore al tempo del colera, romanzo di Gabriel Garcia Marquez, ambientato tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, a Cartagena in Colombia, racconta la storia di Florentino Ariza e Femina Daza, un amore contrastato. Fermina sposerà Juvenal Urbino, ma ciò non impedirà a Florentino di continuare a desiderarla.
Florentina colloca il momento dell’innamoramento: “quello sguardo casuale fu l’origine di un cataclisma d’amore che mezzo secolo dopo non era ancora terminato”.
In un laboratorio di lettura con dei ragazzi, la lettrice fa un lapsus, “mezzo secondo dopo non era ancora terminato”.
Ecco!
Dall’amore al tempo del colera all’amore al tempo de La donna non esiste, dal secolo al secondo!
Se Florentino desidera per tutta la vita Femina, e si ripresenta a lei dopo cinquant’anni alla morte del marito, questo amore idealizzato permette alla pulsione di accondiscendere al desiderio, per Florentino la rottura amorosa, il rifiuto di Fermina viene gestito in questo modo.
Florentino decide di far fortuna il giorno che vide Femina incinta, e aveva già in testa che prima o poi il marito sarebbe morto e questa sarebbe stata per lui l’occasione.
Il reale del vuoto che la rottura amorosa con Femina fece emergere, fu colmata con tanti amori e con il progetto di far fortuna in attesa della morte di Juvenal.
E oggi, parafrasando Lacan, nell’epoca de La donna non esiste, cosa rende sopportabile la delusione amorosa?
Oggi, quale china prende l’emergenza del reale del vuoto che la rottura amorosa mette in scena?
Che ne è della pulsione liberata dall’investimento sull’oggetto?