Manuela Simone, membro SLPcf e AMP
Nella loro celebre performance “The Lovers: The Great Wall Walk” del 1988 gli artisti Marina Abramović e il suo ex partner artistico e sentimentale Ulay hanno percorso a piedi in 90 giorni il tragitto della Grande Muraglia cinese, partendo da estremità opposte per incontrarsi a metà. Il loro incontro al centro della muraglia, anziché celebrare il loro matrimonio come previsto, ha segnato la rottura e la fine della loro relazione.
La Grande Muraglia cinese è stata costruita per difesa militare contro Gengis Khan e gli altri invasori. Le varie leggende riferiscono l’idea di una struttura metafisica che incarna l’unione di due elementi naturali, terra e aria. Abramović cita il drago verde mitologico che vivrebbe sotto la lunga fortezza. Ponte tra Oriente e Occidente, la Grande Muraglia è immagine speculare della Via Lattea: inizia nel Mar Giallo, dove la testa del drago è la base creata nel mare, il corpo serpeggia fra le montagne e la coda è sepolta nel deserto del Gobi.
Abramović racconta: “Il nostro progetto era che io cominciassi il cammino dall’estremità orientale e femminile della Muraglia, il golfo di Bohai nel Mar Giallo, e che Ulay partisse dall’estremità occidentale e maschile, il passo di Jiayu nel deserto dei Gobi. Dopo aver percorso ciascuno 2.500 chilometri, ci saremmo incontrati. La verità è che la mia relazione con Ulay stava andando a pezzi.”[1]
“The Lovers” è l’opera di performance art che realizza l’interruzione dopo 12 anni di intenso e sofferto amore di questa coppia e conclude la loro rivoluzionaria collaborazione artistica, basata su un approccio che esplora i limiti del corpo, delle relazioni umane, della distanza e del dolore. Fino alla rottura.
Tra l’uomo e la donna,
C’è l’amore.
Tra l’uomo e l’amore,
C’è tutto un mondo.
Tra l’uomo e il mondo,
C’è un muro.
dice il poeta Antoine Tudal[2]. Tra l’amore e godimento c’è un muro, una separazione radicale, dice Lacan. Con il gioco di parole fonetico tra A-mur (muro) e Amour (amore), Lacan indica la rottura insita nell’amore, quando l’illusione si frantuma in delusione e il risveglio del reale fa sgorgare il dolore, rovesciando l’amore, come un tessuto double face, nell’altro suo lato, quello dell’odio.
“Non c’è rapporto sessuale”[3] è l’aforisma di Lacan che si riferisce alla barriera del muro linguistico che separa ogni soggetto dall’Altro ed è il paradigma della disgiunzione, della non relazione tra uomo e donna, ma radicalmente anche tra Uno e Altro, tra significante e significato, tra simbolico e reale.[4] L’amore è ciò che sostituisce l’assenza di rapporto sessuale[5] e, quando funziona, fa legame fra i lembi della rottura fra il corpo e l’Altro.
[1] M. Abramovíc, Walk Through Walls. A Memoir, 2016. Trad. it. Attraversare i muri: Un’autobiografia, Bompiani, Milano 2017.
[2] J. Lacan, Il mio insegnamento e Io parlo ai muri, Astrolabio, Roma 2014, p. 152.
[3] Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora, Einaudi, Torino 1983, p. 33.
[4] M. Mazzotti, L’amuro e il femminile, APPUNTI ANNO XVI N. 123.
[5] J. Lacan, Il Seminario, Libro XX, Ancora, cit., p. 37.