Omar Battisti, membro SLPcf e AMP
Un titolo che sembrerebbe in linea con “Clinica delle rotture amorose”. Ma lo è davvero?
Guardando questo film[2], quando si arriva al finale qualcosa mi pare che stoni con la rottura amorosa. Infatti sembra che alla fine si dia l’illusione di un incontro avvenuto nonostante fosse stato mancato. Ciò che è stato si può cambiare? Si può ricucire uno strappo passato? Ma ancora prima, una rottura amorosa è quella messa in scena in quel mancato incontro il cui patema pervade lungo tutto il film?
Una storia di lettere d’amore, si tratta di questo nel film. Delle lettere in qualche modo non arrivate a destinazione, dato che il destinatario nel frattempo ha perso la memoria e non sa più chi è. Decifrando queste lettere scopre la sofferenza che un incidente aveva cancellato. Unica traccia di queste: parole scritte da uno diventato sconosciuto in seguito all’incidente.
“quando da uno risulta due non c’è mai ritorno. Non si torna a fare di nuovo uno, nemmeno un uno nuovo”[3], così dice Lacan nel Seminario XX, Ancora.
Ancora, non è il nome che si dà a quello che si è mancato e si vorrebbe sempre recuperare? In questo passaggio Lacan sembra indicarci come una rottura sia l’effetto del passaggio da uno a due. Di cosa si tratta? Come avviene questo passaggio?
“Il passato può intrappolarti. Può crearti l’illusione che tutto sia possibile. Dobbiamo forgiare il nostro futuro. Riproviamoci”, estraggo dal trailer queste parole dette da chi scopre quelle lettere, per caso, e vuole sapere come andrà finire.
Giusto, come andrà a finire? Non c’è mai ritorno quando si rompe l’illusione del tutto possibile, eppure non smettiamo di credere nonostante “non è mai capitato che due facessero uno […]. È da qui che parte l’idea dell’amore”[4].
[1] Augustine Fritzell, The last letter from your Lover [L’ultima lettera d’amore], Blueprint Pictures, The Film Farm, London 2021, distribuito da Netflix.
[2] Qui il trailer
[3] J. Lacan, Il seminario. Libro XX. Ancora, Einaudi, Torino 2011, p. 80.
[4] Ibidem, p. 45.