Massimiliano Rielli, membro sotto condizione SLPcf
All’indomani di un ballo in maschera Fridolin e Albertine, dopo aver messo a letto la figlia, si confessano le reciproche attrazioni provate la sera prima verso altri invitati. La conversazione si inoltra verso episodi del passato: Albertine rivela il forte desiderio sessuale provato per un giovane conosciuto durante una vacanza: “stanotte potrebbe avere da me tutto quel che vuole. Sì, questo pensai”.
Questa rivelazione lascia Fridolin sgomento. Inizia così un suo vagare notturno inquieto, in cui farà esperienza di qualcosa del perturbante.
La novella di Schnitzler[1], messa in scena in epoca contemporanea da Stanley Kubrick, racconta di come le parole possano far cadere delle maschere. Cos’è dunque il loro amore, una farsa rispetto alla verità del desiderio?
Come trattato da Freud ne “Il disagio della civiltà”, l’uomo non è libero ma la nevrosi è una condizione per poter stare nella società. Seguendo Lacan scopriamo che vi è dell’impossibile nel rapporto tra i sessi. Uomo e donna, non così come determinati dalla biologia, ma come differenti modi di godimento.
Come può esserci, nonostante questa impossibilità di rapporto, un legame?
Nel racconto si tratta appunto di un “doppio sogno”, un sogno privato di ciascuno a cui l’altro non ha accesso. Un godimento che ciascuno ricerca con i propri fantasmi.
La realtà viene allora vissuta con “occhi aperti ma chiusi”, come dal titolo del capolavoro di Kubrick: Eyes Wide Shut. Per una notte, per Fridolin e Albertine, questa finzione vacilla, le maschere cadono e si fa luce sulla verità scabrosa del godimento.
Il film di Kubrick si conclude con un’accettazione dell’impossibilità di andare verso la verità; piuttosto che rischiare la propria vita per conoscerla è meglio continuare ad indossare le maschere e continuare a godere (“let’s fuck” è l’ultima battuta del film).
La psicoanalisi propone qualcosa di diverso, di poter andare con coraggio verso quella verità, verso il reale al di là delle maschere.
Come può allora l’amore tenere senza che vi sia una rottura?
“Tacevano, stavano sdraiati con gli occhi aperti, sentendo la reciproca vicinanza-lontananza.”[2]
[1] Arthur Schnitzler, Doppio sogno [1926], Adelphi, 1977.
[2] Ivi, p. 73.