Sylwia Dzienisz, membro SLPcf e AMP
Sempre da te, come da resina ardente,
Stracci infuocati si levano intorno;
Bruciando non sai, se libero diventi,
O se ciò che tuo sarà dissolto.
Rimarranno cenere e caos soltanto,
Che nell’abisso con veemenza cade?
O rimarrà nella cenere un diamante,
Mattino di vittoria immortale[1]
Cenere o diamante? Cosa rimane dall’amore rotto, finito, non realizzato? Ogni legame d’amore ha una propria grammatica e la sua rottura può essere l’effetto di un accordo reciproco, una decisione dissimmetrica o conseguenza di cause maggiori. In tutti questi casi questo porta quasi sempre ad interfacciarsi con l’oggetto visto dalla finestra del proprio fantasma, ad un resto.
Cenere e diamanti
Nel film di Andrzej Wajda Cenere e diamanti (Popiół i diament)[2]Maciek e Krystyna si innamorano durante una festa alla fine della seconda guerra mondiale, in un albergo in Polonia mentre sta per diventare, senza volerlo, uno degli stati satelliti dell’Unione Sovietica. Lei è una barista in un albergo e lui è un partigiano che ha il compito di ammazzare un influente politico comunista di nome Szczuka. Maciek si trova in albergo dopo aver scoperto di aver commesso un errore: ha ucciso la persona sbagliata e deve rimediare uccidendo il commissario. Nell’incontro con Krystyna inizia a dubitare della missione e ha dei sensi di colpa. Non vuole più uccidere, vorrebbe vivere l’amore, andare a studiare, avere una vita normale. Inizia a progettare un futuro con Krystyna: si mettono d’accordo per partire il giorno dopo e iniziare una nuova vita insieme. Maciek esprime i dubbi al proprio superiore e amico, Andrzej, che insiste perché porti a termine l’uccisione di Szczuka, in nome di ideali più alti dell’amore. Maciek, nonostante sia tormentato interiormente, segue il commissario che esce di notte dall’albergo e lo uccide. Poco dopo si allontana dall’albergo per scappare insieme a Andrzej ma viene sparato da un ufficiale e muore in una discarica di rifiuti. Krystyna rimane in attesa di un viaggio insieme ma lui non arriverà mai più. Poche ore prima dell’uccisione di Szczuka, Maciek e Krystyna leggono insieme un testo scritto sopra una lapide di una chiesa bombardata. Dopo aver letto la poesia di Norwid lei chiede a Maciek: “E noi che cosa siamo?” Lui risponde: “Tu sicuramente un diamante”.
Amleto e Ofelia
Maciek ha tanti dubbi che ricordano Amleto di W. Shakespeare. Sia Maciek Chełmiński che Amleto vivono un conflitto interiore ed esitano a uccidere l’altro uomo ma sanno che questo è impossibile da evitare: è il loro destino. Amleto sotto la pressione del fantasma del padre e Maciek sotto la pressione dell’amico arrivano a commettere il delitto. Per Maciek, che aveva già ucciso durante la guerra, è diverso farlo dopo la sua fine. Per entrambi è un conflitto nevrotico dove c’è in gioco il desiderio del soggetto. Come scrive H. Castanet citando Lacan: Amleto è una tragedia del desiderio (…). Il desiderio è inseparabile dal posto vuoto dell’oggetto.[3] Per Amleto Ofelia, durante l’opera, cambia più volte di statuto come oggetto. Quando viene rifiutata diventa uno scarto, quando muore provoca il senso di perdita in Amleto e Ofelia viene elevata ad oggetto prezioso.[4] Come dice Lacan, in “Amleto” le poste in gioco sono degli oggetti a, in tutto il loro splendore.[5] Messi in palio contro la morte. Per Maciek Krystyna è, e rimane, l’oggetto prezioso: il diamante. Sarà lui a diventare uno scarto morendo da solo in una discarica: cenere dalla quale forse sorgerà un diamante.
Il bello o lo scarto in risposta al reale della rottura
In entrambi le storie, tragedie di un amore rotto, si può tracciare un filo comune, un dramma del desiderio. Per entrambi si tratta di una risposta fantasmatica dell’amore. Per Maciek la perdita dell’amore equivale alla rinuncia del proprio desiderio per gli ideali dell’Altro. Mentre Amleto realizza il desiderio della madre. Secondo J. Lacan il soggetto tiene il legame con l’oggetto piccolo a attraverso il fantasma.[6] Ma l’oggetto, essendo un vuoto, può essere coperto da vari piccoli a, può cambiare in base allo spostamento delle coordinate della relazione amorosa. Per un soggetto nevrotico, come dice Lacan, l’oggetto a sarebbe equivalente alla domanda.[7] La tragedia del fantasma del nevrotico può avere altre soluzioni oltre al “diamante” o le “ceneri”? Si può ricoprire il buco della perdita di un amore identificandosi con lo scarto oppure costruendoci una bellezza immaginaria: la creazione di una collana fatta di ceneri e diamanti. Alla fine il dramma ha due facce: tragica e comica. E come dice Lisandro in “Una notte di mezza estate” di Shakespeare: Oimè! per tutto quello che ho potuto leggere nelle istorie, e che ho inteso narrare, il corso degli amori sinceri non fu mai senza torbidi e tempeste.[8]
[1] C. K., Norwid, Za kulisami (Tyrtej), Prolog, III. (1869), in italiano Dietro le quinte, Prologo, Diario; Frammento tradotto in italiano da P. Statuti sul sito www: https://musashop.wordpress.com/tag/cyprian-kamil-norwid-tradotto-da-paolo-statuti/
[2] Il film Popiół i diament di Andrzej Wajda (1958) è stato realizzato a partire dalla novella di Jerzy Andrzejewski con il titolo omonimo (1948). Il film integrale in lingua italiana è disponibile gratuitamente sul canale YouTube: https://youtu.be/Vm2LrYsUX48?si=Am26Vrh0fzdfo1sY
[3] H. Castanet, Amleto, in Silicet. Gli oggetti a nell’esperienza analitica, dell’Associazione Mondiale di Psicoanalisi, Macerata, Quodlibet, 2008, p. 25.
[4] J. Lacan, Seminario. Libro VI. Il desiderio e la sua interpretazione [1958-1959], Torino, Einaudi, 2013.
[5] Ivi, p. 362.
[6] Ivi, p.107.
[7] Ivi, p. 137; J.-A. Miller, Divini dettagli. L’orientamento lacaniano, Roma, Astrolabio, 2021, p. 150.
[8] W. Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate (1594-1595), OMBand D. E., Torrazza Piemonte (To), Atto I, Scena I.