Barbara Aramini, partecipante SLPcf 

Vincenzo: se mi vuoi ancora bene, se mi ami, se stai ancora bene con me non partire.
Anna: non lo so Vincenzo… se devo essere sincera…
Vincenzo: no, perché… puoi dire anche una bugia. Stiamo tutti e due, chi se ne accorge?

In “Scusate il ritardo”, film che imprime su pellicola le albe e i tramonti di storie d’amore, Massimo Troisi accosta l’enigma amoroso e ancor più quello della rottura di un legame; Troisi chiude il film con il dialogo citato in cui Vincenzo invita Anna a mentire pur di non avere a che fare con la perdita che quella rottura comporta. Il finale del film non è la fine del discorso, ma anzi rilancia la questione, ironicamente, su cosa sia, uno per uno, la perdita dell’amore. Un po’ come la chiusura del sogno su cui gli analisti mettono l’accento: perché il sogno si chiude proprio li o proprio in quel modo?

Sull’amore si scrive da sempre, da quando l’inchiostro ha preso vita. Freud lo considera, insieme al lavoro, un perno nella vita di ogni soggetto; non a caso, spesso, la domanda ad un analista precipita perché qualcosa nell’amore non funziona o non funziona più.

Le rotture amorose non necessitano della rottura del legame; si può rimanere insieme anche quando un terremoto ha creato crepe nel legame o meglio nella sfera intima del soggetto. La rottura è più complessa della separazione. Si può rimanere insieme sebbene ci sia una frattura; a volte con effetti devastanti come la penna di Richard Yates, in Revolutionary road, testimonia.

Per Freud l’amore è narcisistico o la via attraverso cui recuperare l’oggetto mitico perduto. Amore e vita pulsionale sono intrecciati; il bambino sviluppa amore e attaccamento verso la madre perché si occupa di lui e ne soddisfa i bisogni pulsionali. In Gli elementi infantili come fonte di sogni, Freud scrive “Sul seno della donna s’incontrano amore e fame”[1].

L’amore sembra quindi un effetto secondario della soddisfazione pulsionale. Una specie di beneficio di ritorno. Freud è disincantato sull’amore nonostante frequenti e sostenga l’importanza dei mondi costruiti dai poeti.

Lacan, a partire dal quale maneggiamo l’aforisma “non c’è rapporto sessuale” – due non fa mai Uno sebbene ci si provi e riprovi, sfiorando l’illusione di riuscirci – ci dice che l’amore è una supplenza. Nell’amore l’altro non è chiamato solo narcisisticamente a riparare la mancanza e a riflettere l’immagine ideale di sé, ma è elevato a causa del desiderio e il desiderio apre all’Altro. “Solo l’amore permette al godimento di accondiscendere al desiderio”[2].

Allora, cosa accade nella rottura amorosa? Cosa si gioca per un soggetto nello strappo amoroso? Non c’è una risposta universale né una possibile unica risposta per ciascun soggetto. Uno per uno e, aggiungo, volta per volta visto che l’esperienza amorosa è sempre inedita. L’incontro con uno psicoanalista, che deve saper leggere ciò che gli si narra, può essere una via, similmente al cammino di Dante nei gironi dell’inferno, per logificare l’incontro con l’altro dell’amore senza spogliarlo della poesia che abita l’amore.

Termino con Eugenio Montale che scrive, dopo la morte di Drusilla Tanzi, della sua perdita avvenuta con la rottura amorosa voluta dalla triste mietitrice.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei più è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattrocchi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.

[1] S. Freud, 1899, Gli elementi infantili come fonte di sogni, in Opere, vol. III, Boringhieri, Torino, 1989, p. 193.
[2] J. Lacan, Il Seminario. Libro X, L’angoscia, Einaudi, Torino, 2004, p. 193.