Annalisa Piergallini, membro SLPcf e AMP

C’è una rottura amorosa che riguarda la politica. Molti, nelle loro vite, fanno politica, nel senso che cercano di fare e fanno scelte etiche, ma spesso manifestano un disinteresse per la sorte dei partiti. Sono stufi delle lamentele, stanchi di lotte che a volte non hanno neanche vissuto, molti tra i migliori giovani che incontro, hanno deciso di non andare neanche a votare. A volte mi sembra che anche il discorso sull’argomento sia evitato, visto con sospetto, c’è l’idea, nemmeno sbagliata, che bisogna fare, non parlare, ma questo fare non coinvolge in alcun modo il Parlamento, ma scelte di vita ecologiste, anti-carriera, creando molte realtà anche significative e interessanti di vita comunitaria, legata al territorio, alla natura, al volontariato.

Peccato però che non andando a votare e/o disinteressandosi dei giochi partitici, favoriscono, senza volerlo, spesso, l’ascesa delle destre.

Elio Germano, uno dei migliori attori italiani attuali, è il protagonista di Berlinguer la grande ambizione. Intervistato a Propagandalive del 08-11-2024, ha detto[1]:

“…il popolo spingeva per richiedere delle cose. Oggi anche questo è molto cambiato. Noi sentiamo, facendo delle proiezioni dei ragazzi che, vedendo il film, non capiscono come prima ci potesse essere, negli occhi delle persone, questa felicità della partecipazione. E adesso non trovano strumento di incidere, perché sentono che le loro istanze non sono neanche ascoltate dalla politica. Quindi, in questo senso dobbiamo fare, secondo me, un esame di coscienza un po’ tutti. La democrazia esiste finché il Demos, la Polis, se ne occupa, altrimenti la subiamo e diventiamo consumatori che possono al massimo scegliere tra un prodotto e l’altro, tra un partito e l’altro, come tra un prodotto e l’altro”.

Nel film viene raccontato anche come la violenza abbia messo fine al progetto nazionale del compromesso storico (PCI-DC).

Negli anni’90 nacque un movimento che univa forze diverse, anche cristiane, di protesta contro le multinazionali e la globalizzazione, da Seattle a Porto Alegre, che agonizzò dopo la mattanza di Genova. Da allora sono passati quasi 23 anni.

Le violenze delle forze dell’ordine, alla scuola Diaz e non solo, al G8 di Genova nel 2001, furono ingiustificate e condannate nel 2015 dalla Corte europea per i diritti umani[2].

Lì è bastato un morto[3]. I metodi sempre gli stessi.

Ora basta la minaccia degli stipendi. Un insegnante, ma non è il solo, viene sospeso per 3 mesi, con stipendio dimezzato, una sorta di reddito di cittadinanza, visto l’ammontare. Non si può esprimere un’opinione? Mi vergogno. Come abbiamo potuto permettere che i nostri figli crescano in una realtà così devastante?

Vedere la storia ripetersi è davvero uno strazio. Vedere diritti inalienabili, come la libertà d’espressione, calpestati, è intollerabile.

Quando il reale straborda, la gente tende a eleggere dittatori, come ci insegnano Lacan e Miller. Il reale è ciò che sfugge al significante – la fame, la guerra, la morte, il godimento (il piacere-dolore acefalo), la mancanza di regolazione della pulsione, gli adulti-che-non-fanno-gli-adulti… Insomma non è necessariamente la fame o lo scarso benessere che spinge molti alla ricerca del dittatore ma la fame d’amore, di logica, di semantica, di limiti alla pulsione di morte…

Una ragazzina, utente in comunità psichiatrica, riassumeva bene il concetto:

“Siamo nel Far West / non c’è legge nel Far West

dov’è il macellaio? / Ridatemi il macellaio”

C’è ancora da parlare e anche tanto da fare.

[1] https://www.youtube.com/watch?v=aXy-Yc18JZk
[2] https://www.treccani.it/enciclopedia/no-global/
[3] https://www.radiondadurto.org/2024/07/20/20-luglio-2001-2024-genova-ricorda-il-g8-e-lomicidio-di-carlo-giuliani/
https://lavialibera.it/it-schede-620-no_global_g8_genova_2001_di_cosa_parliamo
https://valori.it/no-global-g8-genova-mario-pianta/ «I no-global avevano ragione. Oggi il liberismo è come uno zombie» Da Genova ai giorni nostri: genesi, repressione e eredità del movimento no-global. Intervista all’economista Mario Pianta, docente universitario.